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  • Niccolo Larturo

"Bucaioli, c’è le paste" 📣⚜️

Aggiornato il: giu 26

Non si direbbe, ma prima di diventare un vero e proprio tormentone tra l’ironico ed il becero per i fiorentini, l’espressione "bucaioli" ebbe origine dalla più classica tradizione popolare fiorentina. I "bucaioli", infatti, erano soprannominati i renaioli, coloro che a Firenze raccoglievano la rena dal fondo dell’Arno. I renaioli ogni giorno lavoravano con una barca specifica in un punto del fiume, la bloccavano ad un palo e, mediante una particolare pala di legno, raschiavano il fondo per raccogliere la rena ad uso edile. Rimuovendo la rena si formavano così sul fondale dei buchi, da qui l’appellativo di "bucaioli". Questo continuo esercizio di sollevamento di palate di rena bagnata dall’alveo del fiume, faceva sì che il lavoro dei renaioli fosse alquanto faticoso. Così, quest'ultimi necessitavano di una particolare alimentazione, cioè di una diete ipercalorica. A mezzogiorno le mogli dei renaioli si avvicinavano all’argine per cucinare, spesso servendosi di un’unica grande pentola e preparavano il menù del giorno: pastasciutta al sugo, trippa alla fiorentina, panzanella con cipolle e vino rosso. Quando il pranzo era pronto, solitamente la cuoca di turno si avvicinava al limite dell’argine e rivolta ai renaioli, gridava: "Bucaioli, c’è le paste!", invitando i barcaioli di turno a raccogliersi a riva, alla mensa comune. Da questo richiamo – che echeggiava per le rive dell’Arno – nacque il modo di dire tipicamente fiorentino. In seguito, il detto è radicalmente mutato nell’uso e nel significato.


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Per la fotografia in alto in Home Page, si ringrazia Fulvio Bogani.