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  • Niccolo Larturo

La leggenda del conte Negroni

Aggiornato il: mag 21


Ha cent'anni il più internazionale dei cocktail italiani, tra i più venduti e bevuti al mondo.

Negroni, prima di essere un cocktail infatti è un cognome, quello del Conte Camillo Negroni. Un personaggio che sembra uscito da un romanzo: cowboy, maestro di scherma, giocatore d’azzardo ed un accanito bevitore. A Firenze non passava inosservato alla guida di una delle prime auto che circolavano in città, elegantissimo con il suo cappello a cilindro.

Era facile vederlo seduto a bere un drink mentre frequentava i bar più raffinati ed i salotti aristocratici più importanti della città. Fu così che così tra il 1919 e il 1920, di ritorno da un viaggio a Londra, si portò a casa (Firenze) una gran voglia di gin.

Andò subito nel suo bar di fiducia, l’aristocratico Caffè Casoni di via de’ Tornabuoni.

Qui, lui era solito bere il più classico dei Milano-Torino (vermut rosso, bitter Campari e seltz, più avanti rinominato Americano in onore del pugile Primo Carnera) ma quel giorno chiese al suo barman di fiducia, Fosco Scarselli, “una spruzzata di gin al posto del seltz, per renderlo più forte".

Fosco, allora poco più che un ragazzo, eseguì senza far parola la richiesta del Conte, ma se non altro fu suo il tocco di colore: per differenziare il cocktail del Conte dagli altri lo guarnì con una fetta d’arancia .

Una sorta di elogio per l'eccentrico Conte poiché per quei tempi era un vero lusso visto che, prima di lui, tutti mettevano solo un po’ di scorza di limone.

Quello che ben presto divenne “il solito” per Camillo, per tutti gli altri divenne “un Americano alla maniera del Conte Negroni”. Così nacque il nome e si fondò la leggenda di quello che ancora oggi è uno dei più famosi aperitivi italiani, un pre-dinner piuttosto alcolico e dal sapore secco.


Venti Negroni al giorno per il Conte


Tutto nasce da una lettera che un caro amico e antiquario scrisse al Conte Negroni. In un passaggio del testo, Francis Harper si raccomandava infatti di non bere più di venti Negroni al giorno.

Questo ci fa chiaramente capire che all’epoca il celebre cocktail veniva servito in altri bicchieri, in dosi ridotte rispetto a quelle a cui siamo abituati noi oggi. Il Conte doveva essere abituato infatti a berlo in calicini da cordiale, quindi da 3 cl. Ma venti era semplicemente il limite raccomandatogli dall’amico: in realtà si racconta che il conte fosse abituato a consumare anche quaranta drink al giorno.

Lo confermerà anche molti anni dopo il suo barman di fiducia Fosco Scarselli in un’intervista degli anni Sessanta: “c’erano dei giorni che riusciva a inghiottire anche quaranta drink, eppure non lo vidi mai ubriaco”.


Questa la ricetta per preparare il Negroni:


3 cl di bitter Campari

3 cl di vermut rosso dolce

Mezza fettina d’arancia





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