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  • Niccolo Larturo

La storia della festa della Rificolona

Aggiornato il: mag 21






















Il 7 settembre, a Firenze, si festeggia la Rificolona: una ricorrenza dalle origini antiche,

un tempo celebrata sul fiume Arno.


Per le bambine potrebbe essere un giorno di lacrime. La bellissima lanternina

colorata, se intercettata da un pallino di stucco, ha infatti una vita piuttosto breve.


Da sempre rumorosi gruppi di piccoli cecchini, armati di rudimentali cerbottane per

la gioia del mesticatore fiorentino, si dilettano nel tiro a segno delle rificolone (e,

molto spesso, non solo di quelle).


La festa della Rificolona del 7 settembre è un appuntamento immancabile per tutti i

fiorentini, una ricorrenza che ci aiuta a salutare l’arrivo dell’autunno con la giusta

dose di spensieratezza.


Le sue origini risalgono a prima dell’800, quando i contadini scendevano in città per

festeggiare la natività della Madonna nella Basilica fiorentina di Santissima

Annunziata e vendere i loro prodotti agricoli sotto il loggiato.


Per assicurarsi una postazione vantaggiosa alla fiera, partivano dalle loro abitazioni

in piena notte, utilizzando delle lanterne appese in cima a dei bastoni, per

rischiarare il cammino (una tradizione, secondo alcune fonti, risalente addirittura al

XIII secolo). Il termine rificolona sembra derivi infatti da fierucola, ovvero una fiera

di scarsa rilevanza. In base ad altre interpretazioni, la parola avrebbe a che fare con

lo spirito goliardico e canzonatorio tipico della fiorentinità.


Le contadine che giungevano in città avevano spesso un aspetto goffo e trasandato.

Questo era motivo di scherno da parte dei cittadini di Firenze, che usavano

appellarle come “fierucolone”: la desinenza colone o culone, unita al prefisso

“fiera”, divenne così un modo per riferirsi a queste donne trasandate e dai floridi

posteriori. L’espressione, poi evolutasi nel tempo in rificolona, andava così a indicare

una persona giunonica e sempliciotta.


Durante gli anni ’50 la festa della Rificolona si svolse anche sull’Arno, precisamente

nel tratto fra Bellariva e la pescaia di San Niccolò. Allora come oggi, i bambini

cantavano la celebre filastrocca che tutti a Firenze consociamo: “Ona ona ona, ma

che bella rificolona, la mia l’è co’ fiocchi, la tua l’è co’ pidocchi".

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Per la fotografia in alto in Home Page, si ringrazia Fulvio Bogani.